Un progetto basato sulla biodiversità
Come ricordato in precedenza, il progetto di parco pensato a fine ‘700 dal Marchese di Valva si ispira alle regge borboniche di Capodimonte a Napoli, di Caserta e Portici, ma ha anche aspetti del tutto particolari, che lo rendono in qualche maniera unico.
Se i boschi delle regge borboniche sono prevalentemente leccete, la foresta di Valva è un mosaico complesso e diversificato di tipi forestali. Certo il bosco di leccio c’è anche qui, ma non è mai una lecceta pura, per la presenza di specie caducifoglie come l’acero, il frassino, la roverella e il cerro, ma anche di conifere come il pino nero.
Vi sono poi lembi significativi di bosco misto di latifoglie, con maestosi esemplari di acero e carpino. Seguono, tra le formazioni più estese, i boschi di conifere, con pino nero, tasso e cipresso, oltre a una vasta gamma di conifere esotiche, fatte giungere via mare, come si usava allora, dai quattro angoli del globo. E, a completare il quadro, i monumentali filari di platani che fiancheggiano il grande viale attraversando il bosco, proprio all’altezza del Teatrino di verzura.